Come sono finito col diventare artista?

Sono nato a Palermo il 16 giugno del 1971 e fin da bambino ho amato il mondo dell'arte. Ovviamente, ho iniziato come tutti i bambini con il disegno e proprio come accade a tutti i bambini, anch'io attraverso il linguaggio dei segni e dei colori, amavo descrivere le mie emozioni e le mie esperienze.
Il mio primo approccio allo studio di una disciplina artistica, fu però quello con la musica. Dovrò sempre ringraziare mio zio Pino, fratello minore di mio padre Antonino, per aver ceduto alla mia insistenza asfissiante, che di fatto lo costrinse a regalarmi la sua vecchia chitarra elettrica anni sessanta.

Proprio con quella chitarra in mano, capì che l'arte, avrebbe avuto un certo peso nella mia vita. Per tutta l'adolescenza studiai non solo chitarra ma anche pianoforte presso una scuola jazz palermitana.

Credevo che la musica sarebbe stata la mia vita e come molti adolescenti cominciai a suonare in delle band e devo dire, con un più che discreto trasporto. 

 Fu proprio quando ormai ero totalmente assorto dal pensiero di scrivere canzoni, studiare improvvisazione e suonare con impegno, che tutto questo cambiò improvvisamente e malamente.

Mia mamma scomparve un dopo una lunga malattia e questo pose fine, almeno in parte, alla mia strada musicale e all'adolescenza spensierata.

In quegli anni accadde poco o niente e quello che capitava durante la giornata, mi appassionava il giusto. Erano solo un po' di vita sociale, qualche sporadico concertino e qualche lunga e dannata storia d'amore, a dare un senso alle cose. Doveva cambiare tutto e subito.

E fu così che l'arte ritornò nella mia vita, non lo capì subito, ma con il passare del tempo conclusi che in qualche modo, non se ne sarebbe più andata.

Nel 1993, decisi di approfittare di una occasione di collaborazione professionale da parte di una galleria d'arte. Contrariamente a quello che immaginavo, il lavoro si rilevò tutt'altro che statico. Infatti e a tal proposito, mi spedirono subito in Sardegna, con il compito di contattare i loro clienti,  e  proporre loro, opere d'arte italiana di mercato per lo più figurativo, al massimo informale.

Andai quindi in Calabria, poi in Puglia e poi ancora in Lazio. E fu così che mi ritrovai senza capire bene, almeno all'inizio, a girare per anni l'Italia, in compagnia dei miei colleghi e di un catalogo fotografico da mostrare ai nostri collezionisti, allo scopo di proporre: ora un Salvatore Fiume o un Renato Guttuso  un lavoro di Giuseppe Migneco ecc..

L'impegno di quegli anni fu massimo, dovetti studiare in profondità: biografie, movimenti pittorici e tecniche, sia artistiche che di vendita. Quello che però risultò fin da subito evidente per me, fu che l'insegnamento maggiore, me lo avrebbe offerto la strada: 

la scoperta, il viaggio, l'innumerevole quantità e varietà di persone che avrei incontrato, i luoghi  che avrei visitato, i dialetti che avrei potuto ascoltare e riconoscere, spesso differenti da provincia a provincia.

Con il passare del tempo maturai l'esigenza di crescere professionalmente, così passai ad un azienda più grande, e poi ad un'altra, ancora più grande.

Un'insieme di eventi, sia programmati che fortuiti, mi portarono di conseguenza poco dopo, col collaborare con una grande società d'arte e cultura. Questa nuova condizione, mi consentì di raggiungere il mio obiettivo e quindi di approfondire  in maniera strutturata, le diverse sfaccettature del mondo dell'arte.

Parlando via via con vari autori italiani, ed approfondendo la materia, finalmente da svariati punti di vista artistici comunicativi e concettuali, acquisì una visione più matura dell'oggetto che andavo a proporre e soprattutto di ciò che ci poteva stare dietro.

Comprendendo che mi interessava approfondire di più l'aspetto creativo,  ma che non mi sarei potuto permettere di trascurare l'aspetto commerciale cercai di assolvere hai miei compiti commerciali, al fine di raggiungere l'obbiettivo che mi ero prefissato.

Le mie vendite per fortuna erano tante  e  anche di qualità crescente.  Quello che scopro con l'esperienza, in quegli anni, è che la migliore logica comunicativa, deve essere del tutto impiantata sulla presentazione emotiva dell'opera, dell'artista e del movimento pittorico di riferimento e del suo valore economico.

Mentre accadeva tutto questo, piano piano il mio interesse  si spostava sempre più come già accennato sul lato artistico e della creazione. Cominciai a dipingere, credendo che questa nuova attività soddisfacesse quell'esigenza. Ma non fu così. Per un po' continuai a vendere arte, mentre la mia esperienza d'artista della domenica prendeva sempre più forma.

Forse nel tempo, grazie a questo nuovo passatempo, avrei appagato finalmente, la mia fame di ricerca artistica, o almeno così mi sembro all'inizio.

Nel 2013, decisi di avviare una mia attività di mercante, proponendo opere di artisti italiani di firma alla mia clientela acquisita di tanti anni.

Quell'equilibrio precario fra creazione artistica e mercato dell'arte però duro abbastanza poco.  Sempre più coinvolto dal processo creativo, finì per perdere il “focus” e cioè che, ero un mercante e lo sarei dovuto essere stato ancora per chissà quanto tempo ancora, per continuare a campare la campata.

Sicuramente non ero, e non sarei mai potuto essere un artista, almeno non in questa vita. Così ci misi una pietra sopra e continuai nel mio lavoro. Un pomeriggio di primavera di quello stesso anno, mi incontrai con un  con un conosciuto e stimato artista del nostro realismo siciliano.

Mi trovavo nel suo studio per lavoro e come facevo di solito con gli artisti interessanti, non persi l'occasione per parlargli e chiedergli delle sue esperienze. La domanda che però avevo una gran voglia di fargli, ed a un certo punto per l'appunto gli feci fu precisa: com'è arrivato alla conclusione di essere artista?

Già artista, io non sapevo come, in tutta coscienza, un uomo potesse poter decidere di definirsi artista, ero certo però del fatto che questa, fosse comunque una scelta scellerata, impensabile, insomma una vera rovina.

Mentre il Maestro mi parlava delle sue esperienze di gallerista e della sua tardiva decisione di diventare a sua volta pittore, avvenuta all'età di 45 anni, continuavo a rimuginare, non l'ho avevo capito lì per lì, ma improvvisamente una molla, dentro di me scattò e mentre l'anziano pittore continuava a parlare, il mio io era altrove, bloccato in un altra dimensione, quella inconscia e pericolosa che, decide per te.

Finalmente il mio inconscio, proprio mentre salivo in auto, subito dopo l'uscita dallo studio del pittore, si degno di comunicarmi la sua inappellabile decisione. E di fatto inappellabile risultò poi, almeno per me. Tale nuova e scellerata presa di posizione del mio subconscio, avrebbe di fatto poi influenzato, non solo la mia vita da lì in avanti, ma anche quella della mia famiglia.

Già, quella, fu un'illuminazione improvvisa e violenta, potevo, anzi dovevo, diventare finalmente un artista, anche in tarda eta. Avrei dovuto soltanto capire come. Dopotutto ero un brillante ed affermato mercante da oltre 2 decenni e senz'altro avrei trovato un modo per vendere le mie opere, in qualche modo.

Fu internet che mi offri questa possibilità, infatti capì che il web sarebbe stato lo strumento di diffusione ideale, adatto alla mia nuova condizione di artista, e considerando il fatto che il mio linguaggio si presentava innovativo e dal background mitteleuropeo, esso sicuramente si sarebbe rivelato lo strumento ideale.

La vocazione naturale del web, è quella di attrarre ed indirizzare milioni di giovani e curiosi di ogni età, ai più svariati temi dello scibile umano. Il mondo dei social media, costituiscono oggi, la chiave per farsi conoscere ed apprezzare da chi come me, ama le avanguardie ed è affascinato dalle novità e dalla ricerca di linguaggi artistici alternativi.

Alla luce di questi ragionamenti creai un amia presenza on line e vendetti da subito comprendendo che quella sarebbe li lì in avanti, sarebbe stata la mia vita. Irrazionale, insicura, folle e assolutamente precaria, ma finalmente la mia vita.

 Due parole di...

 Bruno Donzelli

I lavori di Alessandro Butera rappresentano quasi una collaborazione di materiali vari. Sono ancoraggi di elementi,(cartone juta ecc.) che disinvoltamente uniti, si muovono liberamente all'occhio del fruitore dal loro punto di attacco, per formare nuove composizioni secondo la leggibilità dello spettatore. Spazio, comunicazione, ed infine gestualità pittorica, danno a queste opere una esplosività verso lo spazio reale.

 

Roberto Masia 

Dalla Pop Art all' Astrattismo all' Informale

Frequento professionalmente Alessandro Butera da poco tempo, in questo breve periodo ho avuto modo di conoscerlo profondamente sia a livello umano, sia a livello di preparazione artistica e poi come pittore.

Ho potuto riscontrare in lui una mente artisticamente molto evoluta. A livello pittorico possiede una chiave di lettura elevatissima, riesce ad entrare nei meandri piu' profondi di un dipinto, percepisce ogni minima sensazione che l' artista vuole esprimere, sia in chiave figurale che astratta. Possiede una conoscenza della storia dell'Arte non indifferente; se vi ritrovate a parlare di arte con lui, resterete sbalorditi dall'enorme bagaglio culturale ed espressivo. Come artista spazia tecnicamente dall'Astrattismo italiano di Piero Dorazio, alla tecnica di Jackson Pollok del dripping. Devo dire che, a livello espressivo, possiede una chiave interpretativa tutta sua, il gusto figurale di una sua opera e' riconoscibile. A livello tecnico usa i colori sensitivamente. Riesce a dare delle cromie e delle chiavi tonali originali. Si inserisce quindi bene nel panorama artistico contemporaneo italiano.